Geni(o) e sregolatezza

INTRODUZIONE

Milano, 24 novembre 2013 Ore: 02:27.

Stai lavando il piatto con il resto delle cime di rapa del giorno prima.

Insomma arriva questo:

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10:45. Enfasi evidente.

CAPITOLO 1

Il Peg vs Linea Gialla

Il Peg è a Milano, nei pressi della linea gialla.

Partendo dal presupposto che le linee non sono lunghe uguali per tutti, per lui quanto potrebbe esserlo la linea gialla?

“Sono in Porta Romana aspettami fermata metro Sondrio” .

Mezz’ora dopo.

“ci sei?”

“Si.”

“Ok, allora ti vengo incontro”

“Nooo ancora non sono arrivato”.

Stupore.

Quaranta minuti dopo.

Saluti di rito, tipicamente brittannici: “Wèèèèèè, wèèèèèè, che s ric?”

Domanda lecita: “tutto sto tempo stessa linea, sei fermate?”

“Eh no, poi sono sceso in Centrale e ho cambiato”.

Stupore 2.

Naviglio pavese. Prendiamoci una birra. Primo pub.

“Entriamo?”

“No no Annalì no ca no.”

“Perché?”

“Guarda in alto” (detto senza scomporsi)

In alto ci sono due bandiere: quella europea e quella della Juve.

CAPITOLO 2

Il Peg e l’amico misterioso

“Vedi che ti squilla il telefono”.

“Pronto, Wè Ne co’!” (TRAD. “NE COSO”)

Fine conversazione.

“Ne cò?….”

“Essì, è un mio amico si chiama Nicola, ci conosciamo dalle elementari”.

CAPITOLO 3

Come organizzare la serata con il Peg

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CAPITOLO 4

 Il Peg, le sole e Parco Sempione.

 “Buonasera, domani ci vediamo”?

“Ok Peg, dopo lavoro?”

“Base! OK!” (linguaggio giovanile)

Il giorno dopo:

“We Annalì vedi che avevo un appuntamento alle 17 e me l’hanno spostato alle 19.30! Mannagg o cazz!

Il giorno dopo del giorno dopo:

“Poi ieri sono tornato alle sette del mattino”

“E dove sei stato?”

“In Parco Sempione”

Ora voglio dire che cazzo fa uno fino alle sette del mattino in Parco Sempione.

CAPITOLO 5

 Io, Il Peg e la fuckausterity

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 Prossimi appuntamenti:

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N.B. Per ogni evenienza pregasi contattare (via Skype) Giovanni a Berlino.

Ciao, alle prossime puntate.

Annalisa

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Bentornato Merdas Verona in Serie A. Tutti al Bentegodi!

Dopo 27 anni il mio sogno si avvera. Tutto cominciò il 9 gennaio del 1999, quando scrissi un biglietto a mio padre: “Papà per piacere mi compri la Play Station 1?”. Salvatore  decise di accontentarmi. La domenica successiva però al San Paolo sarebbe arrivato il Merdas Verona, e fu li che cambiai idea. Sacrificai la consolle e proposi di andare a vedere la partita allo stadio; lui accettò ed in fondo ci guadagnammo tutti e due. Arriviamo a Fuorigrotta, è presto, facciamo un giro e passiamo sotto il settore ospiti con due vermi gialloblù che blaterano il solito slogan terroni. Mio padre va su tutte le furie e incomincia ad insultarli. Prendiamo posto in Curva A nelle Teste Matte. Nell’attesa un ultras espone uno stendardo, “Giulietta facci una pugnetta”. Gli chiedo cosa significa, e fu allora che cancellai definitivamente dal mio vocabolario la parola masturbazione e la sostituii col termine pugnetta. Entrano gli scaligeri, non c’era ancora la gabbia, ed espongono i propri vessilli; inizia la battaglia. Bombe carta e fumogeni ed in dieci minuti striscioni in fiamme. La speranza di vincere si infrange con la traversa su punizione di Bellucci. Tornai a casa pieno di adrenalina e felicità, con ancora gli occhi rossi per i lacrimogeni; fu il giorno più bello della mia vita dato che fu la prima volta che vidi la vera guerriglia; sassaiola degli ultras partenopei all’indirizzo dei veronesi, con gli sbirri che incassavano colpi, schiacciati tra le due tifoserie, mentre i conigli scappavano . Otto anni dopo, tutta un’altra storia. Il Napoli lotta per la promozione in Serie A, Merdas Verona per la permanenza nella serie cadetta. Per tutti i novanta minuti, petardi e fumogeni contro le merde ed una chicca, una molotov lanciata nel settore ospiti con un’intera parete in fiamme. Trentacinquesimo del secondo tempo rigore per il Napoli: Christian Bucchi, 1-0 e ANIMALISMO! (http://www.youtube.com/watch?v=8BRJzU8BAOY). Nella partita di ritorno espugnammo il Bentegodi 3-1 e volammo verso la A, mentre condannammo la Merdas ai play out, persi poi con Lo Spezia; retrocessione in Serie C e VERONA VERONA VAFFANCULO. Finalmente l’anno prossimo ci saranno due partite particolarmente sentite. Vi aspettiamo al San Paolo per darvi il bentornati in Serie A e ci vediamo al Bentegodi, in entrambi i casi con testa rasata, bocche larghe, qualunque oggetto per colpire senza pietà e tanta tanta violenza. “La storia ha voluto che Giulietta è una zoccola e Romeo è cornuto”. VERONA MERDA. QUANDO VOLETE!

Andrea Il Peggiore

La vera storia di Liam Gallagher

News recenti svelano sia stato quasi ammazzato da una nocciolina.
Ma noi vogliamo scavare a fondo, capire cosa si celi dietro questa losca vicenda.
Abbiamo interpellato anche Carlo Lucarelli, che si è ahinoi negato perché “troppo impegnato tra gli allenamenti del Soriano Football Club e il nuovo video dei Perturbazione”.
Stando alle recenti dichiarazioni al Sun Liam afferma: “non avrei mai pensato che una f*** M&M blu avrebbe potuto uccidermi”. Cazzate. Bullshit! Nessuno qui crede che “So whats the matter with you?” potesse essere riferito ad una M&M. – Se sei sopravvissuto a droghe ed alcool e ti ammazzi con una nocciolina sei solo un po’ sfigato – commenta la critica londinese.
La verità è che Liam, da sempre, mal sopporta che il successo “Champagne Supernova”, scritta dal fratellino Noel, una cavalcata sonora di sette minuti, sia poi divenuta inno dell’Hellas Verona, squadra che il cantante non ha mai potuto digerire (ah ah ah). L’idea del brano venne a Noel mentre ascoltava una lezione sulla fotografia di Lalla Romano nell’aula 10. In un’intervista del 2004 Liam afferma di non aver chiaro tutti i passaggi, ma di essere quasi certo che la canzone parlasse di Champagne. Molto criticato il verso “where were you while we were getting high” (“dov’eri mentre ci facevamo”?) chiaramente riferito al Napoli. Da qui inizia inesorabile l’ascesa verso lo stato depressivo del cantante. Sempre nel 2004 fonti a lui vicine affermano di averlo beccato ramingo, mesto e solingo nell’atto di suonicchiare la chitarra sulle piramidi verdi del Campus Fiscianese, cantando parole senza senso. Solo una ragazza di nome Lyla gli si avvicinò incuriosita e gli chiese: “Che cosa stai cantando?” “Niente. Cantavo Verdi idee incolori dormono furiosamente, un pezzo di Chomsky”. “Ah non cantavi So Sally can’t wait?” Liam disse di no, ma pensò che fosse una buona idea. Corse alla mensa di ingegneria e canticchiò il testo, partendo dal ritornello che diceva “And so Sally can’t wait, she knows it’s too…it’s too too oo ooo ooo oooo Napoli Napoli la mia Napoli, forza Napoli, nu striscion ric stiamo qui, i ragazzi della curva B. “ Ma poi venne modificata nel testo e nella melodia grazie alla preziosa collaborazione con Nino Mc D’Angel.
Ma è in una giornata qualunque del 2006, qualunque perché ogni giorno si ripeteva la stessa scena, che Lyla chiamò Liam per assicurarsi che mangiasse bene e non le solite schifezze, tipo dieci pacchetti di M&M’s sciolti nel brodino della mensa di Lettere e Filosofia. Liam giurò a Lyla che il giorno dopo avrebbe mangiato per bene, perché “posso anche essere una rockstar ma a Lyla le bugie non le racconto”. Il giorno successivo si mise buono prendendo il posto del pizzaiolo figo della mensa di Lettere e Filosofia e si preparò una megapizza che vomitò quasi interamente poche ore dopo. Forse non era un grande cuoco, ma è proprio nel mentre dell’indigestione che riuscì ad intonare il famoso verso “Hey Lyla The stars about to fall…” Le abbuffate e le indigestioni durarono fino alla stagione 2007-2008, quando, dopo varie liti e querele al fratello e un calcio in culo a Lyla, ritrovò il suo io in concomitanza alla promozione in Serie A del Napoli e la retrocessione in Lega Pro dell’Hellas Verona, dichiarando: “Anche se ho mangiato M&M’s per tanti, lunghi, troppi anni e vomitato tutto la domenica prima del fischio d’inizio, I’ve got a lot of things to learn. Little by little”.
Nel 2008 Liam ha fondato una propria linea di cappotti,
Nel 2012 è ritornato ai Circumvesuviany Studios per registrare “GUERRIGLIA” in concomitanza al ritorno in B del Verona.
Nel 2013 dichiara di aver provato a cavalcare un cane in un pub di Londra.

Annalisa

Colui che ci ha spinto a continuare, Eduardo O Peg

Come succede per i miti, leggende metropolitane si sprecano per Eduardo O Peg, la pietra miliare dell’Università di Salerno. All’inizio nessuno aveva capito cosa ci facesse nell’ambito accademico un personaggio del genere; zero stile, cattivo odore, ricciolini posteriori ed una zella spaventosa. Lo si incontrava tutti i giorni in mensa, e l’attenzione si focalizzava su di lui, perché mentre dieci persone mangiavano con una sola scheda, lui rovistava tra i vassoi di pasti consumati, mettendo da parte cibo non o parzialmente consumato: braccino corto? Gatti da sfamare? Volontariato? Mistero irrisolto. Mai sentito la sua voce: accadde per la prima volta alla fermata del bus, e fui io il privilegiato; mi chiese con tono autorevole e profondo se il pullman fosse o meno passato e la cosa scatenò in me un’emozione indescrivibile. Con gli anni si apprese che in realtà egli fosse il tuttofare del dipartimento di scienze della comunicazione e che godesse del rispetto di tutti. Lo si incontrava in bagno mentre faceva inspiegabilmente stretching. Ne abbiamo fatti di viaggi insieme, ma non si è mai seduto rimanendo sui gradini della porta centrale aggrappandosi alle maniglie per tutto il viaggio con movimenti davvero leggiadri. Ha rallegrato le nostre odissee giornaliere con rotazioni violente di 180 gradi da destra e sinistra della sua enorme testa; con i suoi monologhi interiori esternati inconsapevolmente, le sue risate improvvise e immotivate, con l’ispezione minuziosa delle sue braccia e mani, e con la fierezza del fatto di essersi fatto crescere il baffo per cui si compiaceva, osservandolo arricciando le labbra. Mistero su cosa contenesse la sua busta nera: di sicuro l’abbonamento per il trasporto a testimonianza del suo senso civico. È stato avvistato più volte alla stazione della metropolitana di Montesanto ma nonostante le innumerevoli interrogazioni non si è mai capito dove abitasse di preciso. Da quando è finita l’ esperienza universitaria, la nostra vita non è più la stessa senza di te, ci manchi, sarai sempre nei nostri cuori! Uglièèèèè!

Andrea Il Peggiore

“CHEST è Z-ZZOS”. Siena non tradirmi di nuovo, furia Toro

 

Ci proverò fin quando non chiederete la mia testa. Il Siena domenica scorsa non è partito per Roma, rimanendo negli spogliatoi dell’Artemio Franchi dopo la sconfitta interna col Chievo. L’Albinoleffe ha allungato la serie di risultati utili consecutivi, dimostrando però di soffrire di pareggite, agguantando solo nel finale il Trapani capolista in coabitazione col Lecce. Le macchie di domani.

Stadio “Massimino” di Catania ore 15( Catania e Napoli gemellaggio sotto il Vulcano: Rispetto e Mentalità)

Catania-Siena 2 Quota 3,30

Non me ne vorranno i cugini catanesi ma sta partita puzza parecchio. I padroni di casa inseguono il record di punti in Serie A, già da parecchie partite a dire il vero, dopo aver accarezzato il sogno Europa. Ci riusciranno ma non domani. L’undici di Iachini viene da due sconfitte consecutive e questo sarà un match da dentro o fuori: o si vince  e si lotta fino alla fine per evitare la retrocessione o l’incubo serie B diventerà seriamente realtà. Già domenica scorsa ho fallito il pronostico puntando sui toscani, ultima chance.

Catania-Siena…CHESTè Z-ZZOS

Stadio San Siro di Milano ore 15( Bombe a mano su Milano Alè, bombe a mano su Milano Alè)

Milan-Torino X2 Quota 3,66

Il diavolo rossonero è lanciato verso la Champions, con la Fiorentina alle calcagna, tra l’altro impegnata stasera in casa con la Roma. Se la squadra di Montella dovesse vincere le pressioni sarebbero tante. Dall’altro lato c’è il Torino di Ventura in crisi di risultati, 1 punto nelle ultime cinque. È vero che ha incontrato Roma, Napoli, Milan e Juventus ma i granata sono stati risucchiati paurosamente. Il tecnico ha dichiarato che bastano tre punti per l’obiettivo stagionale ma una sconfitta in terra meneghina, contando sugli altri risultati, potrebbe inguaiare Cerci e compagni( Cairo è un pirla). Attenzione non solo al solito Cerci, ma anche a Santana, ex Napoli(ma p piacer) e soprattutto a Meggiorini che in quello stadio ha il vizietto del goal.

Milan-Torino…CHEST è Z-ZZOS

 

Andrea Il Peggiore

 

Ma quale aerofagia questa è una vera e propria “Bott e Panz”

A volte i movimenti nello stomaco assomigliano a quelli lavici del centro della Terra. Quando sei in compagnia di persone che ti stanno sui coglioni e che non ti hanno mai cagato di striscio, succede come per magia che l’attenzione ricade su di te e tutti ti rivolgono la parola, mentre un solo pensiero inonda la tua mente: mamma mi ch bott e panz. Allora sussurri nell’orecchio alla tua ragazza che hai bisogno di tornare a casa perché non ti senti bene, e ti ritrovi in un monolocale un metro per un metro, dove si percepisce anche il minimo fruscio. E allora le consigli di andarsi a fumare una sigaretta mentre dal bagno provengono esplosioni pesantissime. Succede poi che prendi il treno e appena si chiudono le porte un dolore lancinante ti buca il ventre, dal tuo deretano arrivano le prime scapuzziate tipiche di un parto naturale: signora che bello si vede la testa. Ti fiondi alla prima stazione utile, ti rivolgi al capostazione che ovviamente ti comunica che i bagni sono fuori servizio. Entri nel bar vicino ordini un caffè e con nonchalance ti fai indicare dov’è il bagno e capa bianca all’improvviso diventa il tuo amico del cuore. Chiudi la porta a chiave, la luce non si accende, cazzo! Togli la maglia, abbassi i pantaloni e rilasci il tutto tirando un sospiro di sollievo sentendoti nella pace assoluta come non mai. Ma è solo un’illusione: è sciorda! Le fitte si ripetono e intanto qualcuno bussa ripetutamente alla porta. Fai finta di niente, finisce l’incubo e lavi le mani perché l’igiene è la prima cosa. Prendi di fretta e furia il caffè, ti scotti la lingua perché la tazza è bollente e vai via più veloce della luce perché senti le bestemmie di chi ha preso il tuo posto sul wc per l’odore mostruoso che hai lasciato. Al’università di Salerno l’Aula Magna non è famosa per i tanti incontri organizzati, ma per i suoi bagni splendidi; isolamento e pace di Dio. In otto anni ci siamo andati solo per chiuderci dietro quella porta e gridare “Uagliù ch bott e panz!!!”

Andrea Il Peggiore

Il Piccolo Dizionario dei Peggiori- Parte 1

Prendiamo una lingua, una qualunque. Sconvolgiamo tutto quello che conosciamo su strutture linguistiche e concetti di valore. Ci siete? Me lo auguro. Ora immaginatevi Pierce, Saussure e Chomsky alle prese con quest’espressione:

–          Blblblblblbiiiiièèèè

Difficolta sul piano dell’espressione? Un grave problema di balbuzie? Oppure una dote di sintesi fuori dal comune?

Un peggiore già conosce la risposta a queste domande. Ma, per dovere di diffusione, ci sentiamo spinti a poche righe di spiegazione:

Blblblbllbliiièèèè: s.m., agg., pron., nome proprio etc. – Deriva dall’antico “’O peggior!”, a sua volta diventato poco dopo “O peg”, “Digliè”, “Iiiiiiiiieeeèè”, “Wigliè”, per citare solo i lemmi ufficiali. Indica quella sensazione di turbamento che si può provare per situazioni di diversa natura, di solito in cui sono coinvolte persone bizzarre, dall’animo controverso.  La fluidità linguistica di questo lemma, e l’ampiezza del campo semantico di riferimento, ne favoriscono l’uso anche per manifestazioni di divertimento o euforia da branco. Spesso è accompagnata da espressioni quali “Ch’ zell!” o commenti poco edificanti nei confronti di donne grasse.

Stai comm e ‘o faggiano:  Espressione idiomatica gergale, solitamente indirizzata a un amico in difficoltà con il proprio dosaggio ormonale. Può anche assumere valore di sfogo, o confessione intima, nella forma di “stong’ comm e ‘o faggiano”.

A tanti può sfuggire l’associazione tra il fagiano, animale noto nelle regioni settentrionali dell’Italia per il suo sapore delicato, e il sesso. Eppure, si sa, un peggiore è capace di stupirti per le sue competenze in campi disparati.

Riportiamo questo passaggio dal libro “Uccelli Straordinari”, del 2002, che descrive il comportamento del pennuto nei suoi rituali più intimi:

I sensi dei fagiani sono bene sviluppati. Tra loro vivono in pace per gran parte dell’anno, ma l’epoca degli amori, accendendo la gelosia dei maschi, introduce anche nei loro rapporti frequenti occasioni di lotta.

Come regola generale, questi uccelli sono poligami, ed ogni maschio ama farsi una piccola corte di cinque o sei femmine; spinto da una smania amorosa. Per conquistarle gira intorno ad esse in diversi atteggiamenti, drizza le piume del ciuffo e del collo, solleva le ali, il groppone e la coda, fischia in modo sgradevolissimo.

Blblblbblbliiièèèèèè!

Giovanni